Venerdì 12 giugno 2026
Dio non è un uomo come me, perché io gli risponda e che possiamo comparire in giudizio assieme. Non c’è fra noi un arbitro che posi la mano su tutti e due!
Giobbe 9:32, 33
LA NECESSITÀ DI UN MEDIATORE
Il libro di Giobbe è da sempre una fonte di riflessione sulla sofferenza umana e sul suo significato in relazione a Dio. In questo passo, Giobbe esprime la percezione di essere distante da Dio e solo nel suo dolore, avvertendo l’esigenza urgente di un “mediatore”, qualcuno che possa fungere da ponte tra lui e il Signore. Giobbe desiderava una figura che possa posare “la mano su tutti e due”: da una parte su Dio, la cui santità e giustizia lo rendono inaccessibile, e dall’altra sull’uomo, la cui fragilità lo rende incapace di avvicinarsi a Dio. Questa figura che Giobbe cercava, senza saperlo, è Gesù.
In Gesù, infatti, Dio si è fatto uomo e, morendo alla croce, ci ha permesso di avvicinarci alla Sua misericordia. Gesù è il mediatore perfetto che “posa la mano su entrambi”, unendo la natura divina del Padre alla condizione umana che Egli ha assunto. Grazie a Gesù, possiamo accedere a Dio e sperimentare la Sua grazia infinita e il Suo amore incondizionato.
La storia di Giobbe, con la sua profonda sofferenza e la sua ricerca di un riscatto, ci aiuta a comprendere ancora meglio la meraviglia della grazia di Dio. In Cristo, Dio si è abbassato fino a noi, condividendo la nostra natura per offrirci la salvezza. Questo dono ci spinge ad apprezzare sempre di più il sacrificio di Gesù, il nostro vero e unico mediatore.







