SALUTARE LA CHIESA
“E sbarcato a Cesarea, salì a Gerusalemme, e salutata la chiesa, scese ad Antiochia” (Atti 18:22)
La condotta dell’apostolo ci ricorda che, quando ci si assenta per un tempo dalle adunanze, è giusto salutare la chiesa, sia alla partenza che al ritorno, che sia per lavoro, per ferie o per altro. Insegnamento semplice, ma che ci trova mancanti perché siamo diventati alquanto complicati e gli altri non devono sapere i fatti nostri. Cresce l’uso di assentarsi dalla comunità senza salutare la fratellanza. Aumenta, purtroppo, anche l’abitudine di non scambiarsi il saluto cristiano al termine delle riunioni di culto. Ci si rivolge appena a chi si conosce, a chi viene a porgerci la mano presso la nostra postazione. Segno che, da “membri della famiglia di Dio”, ci avviamo a divenire un aggregato umano che si ritrova più o meno di frequente nello stesso luogo a celebrare il Signore? La domanda non è di poca importanza. Implica il rischio di un radicale mutamento della comunione fraterna già minata da vari fattori, vecchi e nuovi. Per giungere a una risposta, potremmo partire dal farci altre semplici domande.
Ad esempio: vedere gruppetti di credenti fare circolo chiuso dopo le riunioni di culto, senza curarsi di andare a salutare gli altri, incoraggia e sostiene la comunione fraterna? Onora il Signore che si è dato per darci la sua pace?
Mentre preghiamo affinché si muova qualcosa nel nostro spirito, riprendiamo a muoverci fuori. Prima di scendere ad Antiochia o dopo essere tornati da Cesarea, saliamo in Sion a salutare la chiesa!
Buona settimana con il Signore
Alessandro Cravana







