Sogni, Visioni e Realtà Spirituale

Sogni e visioni sono esperienze dell’animo umano trasversali a varie religioni e culture e ciascuna ha elaborato dei propri codici interpretativi per collegarvi un significato, una indicazione.

Cosa dice la Bibbia in proposito? Quali mezzi fornisce per trarne una sana comprensione della realtà, senza restare confusi o manipolati, bensì informati, accertati e motivati?

Sogni, visioni e fenomeni simili restano realtà spirituali attualmente esperimentabili (Atti 2:17).

Tuttavia, proprio per mantenerne in modo equilibrato l’efficacia e le finalità, è doveroso affermare alcune basilari distinzioni e alcuni criteri biblici di valutazione.

 

SOGNI COMUNI E SOGNI SPIRITUALI

I sogni “fisiologici” sono dovuti a quei comuni moti cerebrali che si azionano per alleggerire l’organismo dall’accumulo di tensioni e dallo stress, per “resettare” i pensieri mentre il corpo riposa e l’impegno razionale è “in pausa”.

Immagini e parole contenuti in questi sogni si dilegueranno senza lasciare significati da rintracciare né vie da seguire (Giob. 20:8).

Infatti, in tali processi mentali si mescolano, spesso senza alcuna linea logica, indecifrabili intrecci di ricordi e percezioni emotive, piacevoli o tristi, vissuti da poco o molto tempo, coscientemente e inconsciamente (Eccl. 5:3, 7).

Capita soprattutto di sognare persone defunte, magari rivivendo momenti trascorsi insieme ad esse: non diamogli peso, ricavandone messaggi per la nostra vita, tantomeno cercando di “riprendere i contatti”; piuttosto, tali sogni, con scene e dialoghi annessi, siano “lasciati liberi” di diradarsi con il risveglio fisico (Zacc. 10:2).

I sogni spirituali si caratterizzano per l’azione divina che scavalca o interrompe le ordinarie attività cerebrali, visitando autorevolmente lo spirito umano per illuminarlo, spesso con un messaggio urgente e lineare, preciso e sintetico (Gen. 15:12-16; Giob. 4:12-17; Sal. 17:3).

 

VISIONI E APPARIZIONI

Nella Bibbia, “sogni” e “visioni” sono pure usati quali sinonimi (Dan. 4:4-5).

Le Visioni, tuttavia, di solito indicano più specificamente una conoscenza della realtà spirituale mediante la percezione di immagini (udendo o no una voce), durante la notte o di giorno, anche in uno stato di veglia (Atti 26:12-19).

Una visione può implicare dati storici rivelati al lo spirito umano per scopi particolari e può contenere immagini surreali, prettamente simboliche (Atti 10:3-6, 9-15; Dan. 7:1-3).

Anche “visioni” e “apparizioni” sono termini interscambiabili nella Parola di Dio (I Re 3:5; Atti 26:16, 19).

Le Apparizioni possono talvolta distinguersi come manifestazioni fisiche o materializzate, riguardanti più che altro angeli, messaggeri di Dio (Luca 1:8, 11-13, 26-38).

 

DINANZI ALLA COMUNIONE IN CRISTO

Dio ha comunicato con profeti e uomini particolari, affinché recassero messaggi al Suo popolo. Questa disposizione delle cose è stata provvisoria, in vista di una comunione più diretta, razionale e profonda (Ger. 31:33, 34).

In Cristo, tutti i redenti sono ora direttamente condotti dalle Scritture e dallo Spirito Santo, quali figli di Dio (I Giov. 2:20, 27; Rom. 8:14-16).

Pertanto, fare dei sogni che contengono un messaggio per la vita di altri credenti è un’esperienza alquanto anomala e ipotizza il presupposto che questi non abbiano una relazione personale con Dio, hanno interrotto la comunione con Lui o si trovano in una fase non ricettiva.

Ordinariamente, alla persona che fa il sogno o ha una visione il Signore si rivela per la sua stessa vita (II Cor. 12:3; Gen. 15:1).

 

IL RAPPORTO CON LE SCRITTURE

Sogni e visioni erano una necessità umana più comune in un tempo nel quale non era ancora disponibile la rivelazione divina scritta (I Sam. 3:1; 28:6).

Il completamento del Canone biblico ha reso meno consuete e necessarie tali esperienze di fede (Luca 16:27-29; Ebr. 1:1- 2).

Oggi, Dio si rivela usualmente mediante le Scritture. Pertanto, sogni, visioni ed esperienze simili non vanno elevate quale indice di spiritualità, come se dimostrassero la santità di coloro che ricevono in questo modo i messaggi divini, di una loro esclusiva comunione con Dio.

In una concezione del genere, sogni e visioni risulterebbero un’occasione carnale per la vanagloria umana (II Cor. 12:1; Colos. 2:18-19).

Obiettivamente, sogni e visioni sono specialmente connessi a condizioni di superficialità e ostinatezza, volti ad incoraggiare i timorosi o ad intimorire i superbi, a non fare dall’attuare insane intenzioni oppure a compiere quanto si vorrebbe evitare (Giob. 33:14-18; Mat. 1:20; 2:13, 19-20; Atti 9:10-16; 10:11-15).

D’altra parte, è anche giusto notare che sogni e visioni costituiscono una risposta a delle necessità, dovuta ad inesperienza nella fede, come rimangono pure una risorsa per situazioni straordinarie e drammatiche, di isolamento o prigionia (Atti 18:9-11; 22:17-21).

Detto ciò, la fonte di sogni e visioni, insieme alla natura del loro messaggio, vanno sempre accertate sulla base di un confronto con i comandamenti divini e gli insegnamenti biblici (Deut. 13:1-4; Ger. 23:25-27, 32; I Cor. 4:6; Giuda 8).

Occorre precisare che la Bibbia ha registrato visioni uniche (irripetibili e non modificabili da altre visioni) consistenti in rivelazioni che attraversano la storia d’Israele e le sorti dell’umanità intera (Dan. 7:15-16; 8:15-19; 9:22-23; 12:9).

Badiamo più che mai a stare in guardia dinanzi a pseudo rivelazioni sulla venuta del Signore, che pretendono di indicarne i tempi ed i luoghi (Mat. 24:23-26; Atti 1:7).

 

LA QUESTIONE DELL’INTERPRETAZIONE

Il termine “visione”, secondo l’uso biblico, non intende la contemplazione di persone, cose o luoghi con un senso misterico o metaforico, da cui si è chiamati a ricavare una dettagliata interpretazione. Esso indica piuttosto un chiaro messaggio centrale, che può essere eventualmente contornato da altri elementi, comunque distinti dalla precisa comunicazione divina.

Come vale per l’interpretazione delle parabole evangeliche, così anche riflettendo sul contenuto di sogni e visioni, non bisogna ricercare un senso spirituale per ogni aspetto secondario.

Queste espressioni della luce divina, proprio perché mirate ad un’applicazione pratica, risultano caratterizzate da autorevole certezza e chiarezza, comprensibili sia ai credenti che ai non credenti (Atti 16:9-10).

Infatti, nella narrazione biblica, riscontriamo che sogni e visioni sono stati sperimentati non soltanto da credenti in relazione con Dio, ma altresì da pagani (Gen. 20:3-7; Mat. 2:12).

Per gli uomini in comunione con Dio, Egli stesso ha di Sua iniziativa provveduto l’interpretazione (Ger. 1:11-15; 24:1-10; Atti 10:17, 28).

Per le persone pagane, delucidazioni sono state fornite attraverso un uomo consacrato al Signore o più vicino a Lui (Gen. 40:8-13, 16-19; 41:8, 25, 32; Giud. 7:13-15; Dan. 2:2-3, 19-20, 45).  

 

Alessandro Cravana

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